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Il richiamo del cielo,
sublime, lontano, inarrivabile,
eppure è forte, strattona,
in un impeto sovrannaturale eccomi,
volare per vivere.
D’un tratto la clemenza del cielo brucia le mie ali di carta e precipito,
ma la memoria si aggrappa a quel momento
e l’anima non si acquieta.
Un sogno
mi richiama, mi incatena, mi consuma,
abbandono, determinazione, solitudine, follia,
cresce e brucia nel mio animo finché eccolo, sempre più vicino,
il cielo desiderato
lo vedo, lo tocco, lo sento!
La realizzazione,
il compimento di una vita,
ci sono, sono arrivato, sono io!
Ma chi sono io?
L’io che provò il gusto del cielo è morto,
ora il nuovo io vola nella disperata felicità,
eppure non respira.
Tutt’intorno a lui
nessuno sembra respirare,
tutti a fatica cadono, freddi,
e nel suo ultimo atto se ne rende conto,
un soffio la sua voce
“…tutto, per un mare di morte…”
e così la natura corrotta di quel cielo tanto desiderabile
lo frantuma al suolo.